Come noto, i mutui a tasso di interesse fisso disponibili nel mercato bancario italiano, sono dei finanziamenti che consentono alla clientela sottoscrittrice di tali contratti di potersi garantire,
in piena sicurezza, la possibilità di stabilire l’onerosità complessiva dell’operazione di credito fin dal momento della stipula, potendo così affrontare con maggiore serenità il programma di rimborso del capitale.
Il finanziamento a tasso di interesse fisso permette infatti al cliente di potersi mettere al riparo dalle oscillazioni dei tassi di interesse in vigore sui mercati finanziari, e utilizzati come parametro di riferimento per l’indicizzazione dei tassi applicati ai capitali oggetto di mutuo a tasso di interesse variabile, come ad esempio l’Euribor a 1, 3 o 6 mesi, o il tasso ufficiale di riferimento della Banca Centrale Europea per le operazioni di rifinanziamento.
La presenza dei tassi mutuo fisso permetterà invece di “congelare” l’onerosità dell’operazione, costituendo una garanzia per il mutuatario, che optando per il mutuo a tasso fisso potrà conoscere fin dal momento della stipula quale sarà l’esatto ammontare delle rate componenti il piano di ammortamento dell’operazione, senza che le stesse debbano dipendere dall’andamento dei tassi di riferimento di mercato.
Vediamo quindi come si calcolano i tassi mutuo fisso, partendo della definizione di quello che è il parametro di base nel conteggio degli stessi: l’IRS.
Il finanziamento a tasso di interesse fisso permette infatti al cliente di potersi mettere al riparo dalle oscillazioni dei tassi di interesse in vigore sui mercati finanziari, e utilizzati come parametro di riferimento per l’indicizzazione dei tassi applicati ai capitali oggetto di mutuo a tasso di interesse variabile, come ad esempio l’Euribor a 1, 3 o 6 mesi, o il tasso ufficiale di riferimento della Banca Centrale Europea per le operazioni di rifinanziamento.
La presenza dei tassi mutuo fisso permetterà invece di “congelare” l’onerosità dell’operazione, costituendo una garanzia per il mutuatario, che optando per il mutuo a tasso fisso potrà conoscere fin dal momento della stipula quale sarà l’esatto ammontare delle rate componenti il piano di ammortamento dell’operazione, senza che le stesse debbano dipendere dall’andamento dei tassi di riferimento di mercato.
Vediamo quindi come si calcolano i tassi mutuo fisso, partendo della definizione di quello che è il parametro di base nel conteggio degli stessi: l’IRS.
L’IRS è l’acronimo di interest rate swap, ed è appunto l’indice sul quale vengono conteggiati i tassi mutuo fisso; all’IRS la banca è infatti solita aggiungere uno spread più o meno ampio,
rappresentativo della remunerazione percepita per l’operazione di finanziamento immobiliare ipotecario, e dipendente principalmente dall’estensione della transazione (più elevata sarà l’ampiezza del programma di rimborso, più elevato sarà lo spread).
Sia l’IRS che lo spread, come sopra accennato, vengono “congelati” al momento della stipula del contratto di finanziamento, dando luogo a un tasso “finito” che verrà applicato in via costante sul debito residuo ammontante ogni mese, ogni tre mesi o ogni sei mesi (a seconda della periodicità della rata richiesta).
Considerata l’importanza di questo parametro, cerchiamo di capire in maniera semplice da cosa dipende. Partiamo con il pensare che quando una banca vuole fornire al cliente un credito a tasso fisso, deve a suo modo “garantirsi” contro il rialzo dei tassi al fine di chiudere in utile l’operazione. Se infatti la banca prestasse oggi un capitale di 100 mila euro al tasso del 3%, e i tassi di mercato dovessero schizzare verso l’alto, l’operazione per l’istituto di credito sarebbe pienamente sconveniente.
Sia l’IRS che lo spread, come sopra accennato, vengono “congelati” al momento della stipula del contratto di finanziamento, dando luogo a un tasso “finito” che verrà applicato in via costante sul debito residuo ammontante ogni mese, ogni tre mesi o ogni sei mesi (a seconda della periodicità della rata richiesta).
Considerata l’importanza di questo parametro, cerchiamo di capire in maniera semplice da cosa dipende. Partiamo con il pensare che quando una banca vuole fornire al cliente un credito a tasso fisso, deve a suo modo “garantirsi” contro il rialzo dei tassi al fine di chiudere in utile l’operazione. Se infatti la banca prestasse oggi un capitale di 100 mila euro al tasso del 3%, e i tassi di mercato dovessero schizzare verso l’alto, l’operazione per l’istituto di credito sarebbe pienamente sconveniente.
Pertanto, per “garantirsi” dai rischi di cui sopra, la banca non può fare altro che sottoscrivere speciali accordi denominati “swap”, trasferendo ad altri soggetti il rischio sopra esposto. Tali soggetti agiranno per logiche speculative, ed avranno pertanto tutto l’interesse a valutare le possibilità di contrarre queste intese.
L’IRS, parametro usato per il calcolo dei tassi mutuo fisso, è pertanto il costo che la banca sostiene per trasferire ad altri il rischio delle variazioni dei tassi di mercato. Pertanto, maggiore sarà l’ampiezza dell’operazione e maggiore sarà la possibilità che il rischio di oscillazione negativa dei tassi si possa palesare; di conseguenza, maggiore sarà il valore dell’IRS.
L’IRS, parametro usato per il calcolo dei tassi mutuo fisso, è pertanto il costo che la banca sostiene per trasferire ad altri il rischio delle variazioni dei tassi di mercato. Pertanto, maggiore sarà l’ampiezza dell’operazione e maggiore sarà la possibilità che il rischio di oscillazione negativa dei tassi si possa palesare; di conseguenza, maggiore sarà il valore dell’IRS.
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